TORINO IN FIERA
Questo weekend sono andato a Torino per il salone del libro. Da diversi anni ormai è diventata un’abitudine trascorrere almeno un giorno alla fiera, per motivi squisitamente personali. La mia casa editrice (la Baldini) per sua scelta non ha uno stand, quindi non ho mai ragioni professionali per andarci. Ci vado per il piacere di rivedere un sacco di gente: amici scrittori, piccoli editori, uffici stampa e giornalisti che per la maggior parte riesco a vedere solo una volta all’anno, e proprio in questa occasione.
Quando qualcuno mi chiede cosa penso del Salone di Torino, la mia risposta è sempre la medesima: “Capisco perfettamente perché ci vado io, ma non capisco perché ci vada il pubblico”. E’ una battuta, ovvio. Però contiene una parte di verità, perché il vero punto forte della fiera, il reale motivo di interesse a mio avviso, sta nella possibilità di scoprire le produzioni indipendenti, gli editori alternativi, le riviste. Invece questi piccoli stand sono poco visitati mentre la gente affolla gli spazi di Mondadori, Einaudi, Rizzoli, dove finisce per comprare gli stessi libri che troverebbe sotto casa, e senza un briciolo di sconto. Una pratica insensata.
Nel viaggio di ritorno in treno accanto a me c’era un gruppo di Milano che mostrava i propri acquisti: una ragazza aveva comprato un romanzo Adelphi, un’altra un classico latino, uno un best-seller giallo. Tanto valeva risparmiarsi il biglietto del treno, quello di ingresso al Salone e andare alla Feltrinelli in Duomo, no? Vabbé.
Parallelamente al Salone si svolgeva il “Lit-Camp”, ossia la versione letteraria di un “Bar Camp”, raduno di blogger dove tutti i partecipanti sono liberi di proporre temi di discussione e tenere incontri pubblici sull’argomento.
Io sono stato invitato dal blogger Marco Candida a un incontro sul rapporto fra gli scrittori e i blog. E’ stata un’esperienza assai interessante, sia per il clima amichevole e spontaneo, sia per l’aspetto fluido degli incontri, che si svolgevano in contemporanea e permettevano al pubblico tanto di partecipare attivamente, quanto di sbirciare e andarsene, in assoluta libertà. Molto stimolante (e democratico).

