TRE (WEB) RIVISTE DA TENERE D'OCCHIO
Cominciamo con due siti letterari:
Il primo si chiama "Luminol" e si occupa esclusivamente di recensioni di romanzi e raccolte di racconti di scrittori al debutto.(Allora non sono il solo in fissa con gli esordienti!) Ottima iniziativa e assai utile per orientarsi alla scoperta di nuovi autori. Per dire, avete pensato quale libro portare in vacanza? Qui avete buoni suggerimenti.
www.luminol.it
Il secondo è il blog di Davide Musso, editor della casa editrice Terre di mezzo. Intitolato semplicemente "Terre, blog" presenta materiali variegati e di grande interesse per gli appassionati di narrativa. Alcuni esempi? Un'intervista inedita a Rick Moody, i consigli di scrittura a puntate di Elmore Leonard, interviste in video a giovani autori italiani come Giorgio Fontana o Federica Manzon. Mica male.
http://blog.terre.it/musso/
Di tutt'altro genere è la terza webzine, la rivista "Abaco magazine" che è curata da due italiani che vivono a Tokyo, Alessandro Silvestri e Flavio Parisi. Ogni mese propongono appunti dalla capitale giapponese e una serie di foto spettacolari provenienti da varie parti del mondo (il nuovo numero presenta uno speciale da Gerusalemme). Il tutto scaricabile gratuitamente in formato .pdf
www.abacomagazine.com
Buone letture, buone visioni.

VANDALI CHE MI PIACEREBBE CONOSCERE
Ormai dovreste conoscere bene la mia passione per i graffiti spontanei. A Parigi ne ho trovato uno davvero degno di nota. Due settimane fa ho visitato al Centre Pompidou la mostra dedicata ad Alexander Calder, geniale artista americano trapiantato a Parigi negli anni '30, che ha prodotto straordinarie sculture in fil di ferro. Eleganti, suggestive, profondamente ironiche e del tutto moderne, queste creazioni in fotografia sono poco significative, ma dal vivo mozzano il fiato (per esempio, l'acquario qui sotto visto in tre dimensioni è incredibile).

Al termine della mostra sono andato nel bagno posto accanto all'uscita e sul muro bianco di uno dei cubicoli, uno sconosciuto in vena di situazionismo ha tracciato un disegno che sembrava riprodurre le linee dello scultore.

Sotto, a matita, ha aggiunto anche la firma: Calder, 2009
C'è classe anche nel vandalismo.
NUMERO ONO
Yoko Ono esce con un nuovo singolo remixato da Cornelius. E' già la mia canzone preferita di quest'estate: "The sun is down" (ascoltare per credere).
NOSTALGIA CANAGLIA
Ieri sera sono tornato a Pavia per una cena. Erano mesi, forse anni, che non ci tornavo. A dire la verità non ricordo proprio quand'è stata l'ultima volta, comunque del tempo ne è passato parecchio perché giunto alla periferia della città era tutto diverso: dove una volta c'era una singola strada ora c'è l'imbocco per una tangenziale e una serie di nuove uscite nelle quali ho fatto fatica a orientarmi.
Comunque, durante il viaggio, attraversando la pianura al tramonto, con le sue lunghe distese di risaie, i paesini coi bambini che giocavano per strada, l'occasionale bono che si allenava in bicicletta e il sole che calava verso un punto cardinale a suo piacere (che io non ricordo mai quale sia), ripercorrendo dunque una strada che avevo fatto milioni di volte nel passato, ho capito che io per Pavia non provo alcuna nostalgia. Mai. Non è strano? Voglio dire, ci ho trascorso un periodo fondamentale della mia vita, ben quindici anni che comprendono il liceo, l'università, il servizio civile. A Pavia ho vissuto le storie raccontate nei miei primi due romanzi. La mia formazione (sentimentale, culturale) si è svolta tutta lì. Tuttavia non mi manca per niente. Non mi capita mai di ripensarci, di volerla visitare, anche solo per una gita pomeridiana (dista mezz'ora di treno). E' come se Pavia avesse esaurito lo spazio affettivo a sua disposizione e che ora in me non ne sia rimasta traccia.
Al contrario ci sono località che ho visto di sfuggita durante vacanze all'estero per le quali provo una forma di struggimento immotivata. Mi sembreranno più meritevoli di investimenti sentimentali solo perché stanno in California?
Temo che la mia nostalgia soffra di provincialismo.

PAGINE
Ultimamente una domanda che pongo spesso quando incontro qualche amico scrittore è: - Ma tu quante pagine riesci a scrivere al giorno? -. La risposta mediamente è: tre. C'è chi non riesce ad andare oltre la singola pagina e chi dichiara di produrne quattro, ma la media è comunque molto bassa. Queste risposte mi tranquillizzano. Ho sempre il timore di essere lo scrittore più lento del mondo e invece è un sollievo sapere di rientrare nello standard.
E poi ci sono le eccezioni benedette: ieri mattina in due ore ho scritto cinque pagine di seguito. Cinque pagine buone, intendo. Quando accadono cose del genere ho l'assurda illusione che la mia capacità produttiva si sia innalzata all'improvviso e che in poche settimane produrrò centinaia di cartelle. Invece la mattina dopo, arrivando a fatica a finire una pagina, capisco che era solo un prodigio casuale e momentaneo.

OUI, JE SUIS ITALIEN
Ecco uno splendido esempio di differente approccio culturale.
Ho scattato questa foto nel bagno di un ristorante a Nizza due settimane fa. Il foglio, incollato sul cassonetto dello scarico di un wc, riporta le indicazioni in tre lingue per pregare i visitatori di lasciare la toilette in ordine.
In inglese: "Please leave this toilet as you would expect to find it. Thank you"
In francese: "Veuillez laisser cet endroit propre en sortant svp. Merci. "
In italiano, senza perifrasi e con spicciola praticità: "Vi preghiamo di centrare la tazza. Grazie"

TRENI IN FIAMME
(da "MOMENTI AVVENTUROSI NELLA VITA DI MATTEO B. BIANCHI" - EPISODIO 127)
Una decina di giorni fa mi trovavo su un treno con destinazione Nizza, dove mi stavo recando per partecipare alla manifestazione letteraria "Festival du roman".
Il viaggio, sin dall'inizio, si presentava difficile. Accanto a me sedeva una madre con un bambino di quattro/cinque anni. Per intrattenerlo la donna gli leggeva un giornaletto illustrato. Con deciso piglio attoriale interpretava ogni personaggio della storia con voci diverse: il pigolante uccellino, il cavernoso toro, lo squillante leprotto e così via. Uno show recitativo a cui il figlio sembrava indifferente, allontanandosi verso il corridoio, mentre lei proseguiva con zelo e a voce sempre più alta. Un'esibizionista pedagogica. A stento mi trattenevo dal farle notare che stava in effetti leggendo la favoletta a noi passeggeri, dato che il bambino era più affascinato dallo scorrere dei treni sui binari accanto. (E comunque alla fine della storia, l'uccellino riesce a tornare sull'albero, meno male).
A circa un'ora da Milano, giunti nel nulla, ovvero alla stazione di Ronco Scrivia, dove non era prevista alcuna fermata, il treno ha frenato sino ad arrestarsi. Dall'altoparlante una voce ha annunciato: - Si prega di non aprire le porte e non scendere. Il convoglio è fermo per un problema tecnico -. Alla notizia, tutti i viaggiatori hanno emesso sbuffi preoccupati. Un turista australiano, seduto di fronte a me, mi ha chiesto spiegazioni e gli ho tradotto l'annuncio. Intanto l'aria condizionata si è spenta, i finestrini erano sigillati e in breve il caldo si è fatto insostenibile. Infischiandosene della richiesta, alcuni passeggeri hanno cominciato ad aprire le porte. Mezzo treno è sceso a prendere aria sulla pensilina. Intanto, dal capotreno, nessuna altra comunicazione. Per avere notizie ho cominciato a vagare alla ricerca di qualche divisa targata FS. Un controllore, circondato da un capannello di persone, stava spiegando che il nostro locomotore aveva preso fuoco. (Che cosa?!?) Andava sostituito con un nuovo locomotore proveniente da Genova. Tempo previsto d'attesa: inquantificabile. Forse era questa la comunicazione da dare all'altoparlante, invece di invitare i viaggiatori a stare seduti su un treno in fiamme come avevano fatto poco prima. Ma i meccanismi logici delle Ferrovie dello Stato trascendono la comprensione di noi anime viaggianti.
A quel punto la disperazione cominciava a manifestarsi sui volti dei presenti. Sono tornato a illustrare la situazione alle persone del mio scompartimento, soprattutto allo sbigottito australiano (- Why they don't say anything? -. Vaglielo a spiegare). Alcuni minuti più tardi, il capotreno, passando lungo la pensilina, invitava tutti a trasferirsi su un treno per Genova in arrivo entro pochi minuti su un altro binario. Una comunicazione importante, che sarebbe spettata a un annuncio in stazione, non al passaparola tra viaggiatori (- Dobbiamo scendere! - - E chi l'ha detto? - - Un passeggero qui fuori- - E come fa a saperlo lui? -. Dialogo sensato che riporto fedelmente).
La scena a quel punto ha preso contorni epici: un intero convoglio affollato che si trasferisce, armi e bagagli, su un altro treno già carico. Tralascio i particolari grotteschi, le spinte, le imprecazioni, i corridoio intasati di bagagli, la gente addossata come in ascensore.
Su questo secondo treno finalmente un nuovo annuncio dall'altoparlante: - I viaggiatori diretti a Nizza sono pregati di scendere alla stazione di Genova Principe. Da lì verranno trasferiti su un altro treno -. Sorgono spontanee le domane: dove? su che binario? a che ora? Dal momento che eravamo in centinaia ad avere bisogno di simili informazioni sarebbe stato sensato comunicarle. Ma, appunto.
A Genova un'orda di viaggiatori senza indicazioni si è precipitata alla ricerca affannosa di personale a cui chiedere notizie. Un funzionario brancato a caso nel sottopassaggio invitava tutti a precipitarsi su un binario dove era in partenza un treno per Ventimiglia. Da lì, avremmo preso un altro imprecisato treno per Nizza.
Altra scena di folla imbizzarrita all'assalto di un treno già carico di suo. Questa volta, a rallegrare i presenti, la scoperta che si trattava di un locale, senza aria condizionata, che avrebbe fermato in tutte le stazioni della costa, per un totale di circa quattro ore di viaggio.
L'australiano, che senza le mie traduzioni in tutta questa epopea sarebbe stato letteralmente abbandonato a se stesso, giunto su questo terzo convoglio ha commentato: - Neanche in India ho visto cose così -. Io ho provato vergogna a nome dell'intera nazione e ho taciuto. Le condizioni del treno dove ci trovavamo ora non ammettevano repliche. L'Europa, vista da lì, era distante quanto Plutone.
Alcune ere geologiche più tardi, arrivati a Ventimiglia, insieme ai pochi superstiti, abbiamo trascinato le nostre borse sino al treno finale per Nizza. Era un convoglio francese. Appena entrato ho provato una sensazione di paradiso: posti liberi, sedili imbottiti, aria condizionata, annunci in ogni stazione.
E io che sin da bambino ho sempre avuto una passione per il film catastrofico "Cassandra crossing" capisco ora che era robetta al confronto di quello che il passeggero di media intelligenza deve subire dalla scelleratezza delle nostre ferrovie nazionali.


BUGIARDI E INCOSCIENTI A GENOVA
Sabato sera 20 giugno alle ore 21 presso il Berio Café in via del Seminario 16 a Genova un nuovo appuntamento con "Bugiardi & incoscienti" il favoloso tour di Matteo B. Bianchi & gli Egokid: racconti inediti e canzoni unplugged. Non potete mancare.

E ORA IL CONSUETO ANGOLO DEL BUONUMORE
Questa è la miglior barzelletta che mi hanno raccontato sul tema della scrittura. Mi è stata riferita anni fa. Ho il sospetto che non sia neppure una barzelletta, quanto piuttosto un estratto da una commedia o dal monologo di un umorista. Anzi, se qualcuno riesce a risalire all’autore mi fa un grosso favore. Comunque, eccola:
Uno scrittore muore. Giunto nell’Aldilà incontra San Pietro che lo rassicura: essendo stato un uomo buono in vita andrà nel paradiso degli scrittori. Tuttavia, per farlo rendere conto del terribile rischio che ha corso, prima di condurlo alla sua destinazione eterna, San Pietro decide di mostrargli anche l’inferno degli scrittori. Apre dunque la porta di uno stanzone e gli mostra uno spettacolo terribile: migliaia di autori, seduti su file di scrivanie tutte uguali a perdita d’occhio, che digitano incessantemente sui tasti di vecchie macchine da scrivere. Al posto dei tasti però ci sono dei chiodi rivolti verso l’alto e ogni scrittore è costretto a ferirsi e sanguinare all’infinito mentre compone le sue opere. Lo scrittore ne è sconvolto, ma San Pietro lo rassicura: non è questo il posto a cui lui è destinato. Quindi lo conduce verso la stanza situata esattamente di fronte, presentandogliela come il paradiso degli scrittori. Apre la porta e lo scenario è del tutto uguale: migliaia di autori, seduti su file di scrivanie tutte uguali a perdita d’occhio, che digitano incessantemente sui tasti di vecchie macchine da scrivere. Anche qui, al posto dei tasti ci sono dei chiodi rivolti verso l’alto e ognuno è costretto a ferirsi e sanguinare all’infinito mentre compone le sue opere.
Lo scrittore è stupefatto: - Ma è identico alla stanza dell’inferno! – osserva incredulo.
E San Pietro spiega: - Sì, però a questi le opere gliele pubblicano -.

UN ASCENSORE PER PIETRO
Ho avuto una notizia che ha dell'incredibile. Tempo fa ho scritto un racconto per un progetto dell'INAIL sui problemi dei lavoratori. Il testo era ispirato a una storia vera, un'intervista fatta a un disabile che, oltre a vivere in difficili condizioni di salute, subiva ingiustizie e vessazioni sul luogo di lavoro. Il racconto è apparso on line qui ed è stato inserito in seguito nell'antologia "Lavoro da morire" pubblicata da Einaudi. Tra le varie difficoltà che il protagonista (da me ribattezzato "Pietro") era costretto a sopportare c'era anche quella di dover utilizzare il bagno delle donne, perché quello degli uomini era ubicato al primo piano dell'azienda e non c'era un ascensore. Malgrado Pietro fosse su una sedia a rotelle e i datori di lavoro fossero obbligati per legge a installare l'ascensore, questo non è mai avvenuto. Da oltre cinque anni Pietro attendeva, inutilmente. Mi è stato comunicato in questi giorni che, dopo la pubblicazione del racconto, miracolosamente i proprietari dell'azienda si sono decisi e oggi Pietro può finalmente andare al bagno come tutti i suoi colleghi.
Adesso scrivo a Ratzinger per chiedergli se mi fa beato.